7 marzo 2009, il Giorno
Plauto rivisto e «scorretto» secondo Pasolini
Al Leonardo debutta «Il vantone»
di Luca Vido

«DRINTO Regina Coeli c’è no scalino chi nun salisce quello nun è romano», la ricordate questa canzonetta? Sì, è Plauto. O meglio, Plauto secondo Pier Paolo Pasolini. Ovvero, il «Miles Gloriosus» riletto, e attualizzato, in romanesco da Pasolini, che l’Associazione Teatrale Pistoiese, in collaborazione con Teatridithalia, presenta al Leonardo con il titolo «Il vantone». Innanzitutto un’avvertenza: se pensate a Pasolini come a qualcosa di noioso, intellettualistico e difficile, ricredetevi. E ciò vale soprattutto per questa pièce, ma (rileggere e meditare, per credere) vale anche per tutta l’opera di quello che è stato, e resterà a lungo, uno dei maggiori intellettuali del nostro Paese.
Tornando in platea il primo plauso va fatto a Roberto Valerio, che de «Il vantone» firma, oltre che una regia decisa e di sicuro effetto, agile e curata, anche un’ottima prova attoriale nel ruolo del servo Palestrione, il vero protagonista della pièce. Ma, come sempre accade in uno spettacolo riuscito, è la compagnia tutta a meritare gli applausi. Nicola Rignanese, nella parte di Pirgopolinice, è un «vantone» sopra le righe, giustamente caricaturale ma dalle apprezzabili sfumature, mentre Roberta Mattei, nel duplice ruolo di Milfidippa e Filocomasio sa dare il giusto tono popolano alla sua parte. Bene anche, nelle loro parti, Francesco Feletti, Massimo Grigò e Michele Nani, a formare un gruppo affiatato sin dalla prima nazionale alla quale abbiamo assistito.
La pièce, che di plautino mantiene solo l’ossatura, trasforma il soldato fanfarone e millantatore in un borgataro di Pietralata o del Prenestino, a dispetto dei nomi dei protagonisti, e mette in scena uno spaccato di Quell’umanità che vive di raggiri, truffe ed espedienti. Vite violente di ragazzi di vita, insomma. E lo fa con ritmo incalcante, senza sbavature o pause. In un continuo vortice di entrate e uscite di scena che ricordano la Commedia dell`Arte.