Con La Caccia Luigi Lo Cascio ha vinto nel 2008 il premio Hystrio all’interpretazione e, dopo due stagioni di grandi successi, il Biglietto d’oro per il teatro. Ora lo spettacolo torna a Milano con nuovi e importanti interventi artistici: le musiche originali di Andrea Rocca e l’ideazione sonora di Mauro Forte.
Liberamente ispirato alle Baccanti di Euripide, è un’originale indagine sulla tragedia greca, che riflette la curiosità artistica e intellettuale di Lo Cascio, interprete di grande intensità dei caleidoscopici stati d’animo del tiranno Penteo, in una notte di tormenti e rivelazioni. Un progetto sviluppato a più mani insieme ad un manipolo di artisti visivi, che intreccia il teatro di parola con contributi che spaziano dal cinema di animazione, all’utilizzo del suono elettronico e della video arte.
«Il tema centrale della tragedia in questione è proprio l’ambiguità in cui via via precipita la scelta razionale. (...) Ebbene, Lo Cascio, molto efficacemente, rende un simile scarto tra razionalità e irrazionalità attraverso una sorta di gioco delle scatole cinesi. Intanto, la contraddizione s’identifica con lo spettacolo in sé: da un lato i brani di Euripide e dall’altro l’irrappresentabilità odierna della tragedia, soffocata, insieme, alla sterile erudizione (vedi gli interventi in video di uno studioso del mondo greco assimilato a un bambino saccente) e dall’incultura di matrice televisiva (vedi lo spot degli anabolizzantti chiamati Epos ed Epos Plus). (...) È ovvio, si fa ricorso a un’impagabile ironia. Inutile adesso, sprecare le parole circa la bravura con cui Lo Cascio, in quanto attore, padroneggia un contesto del genere».
«Una gigantesca lavagna si riempie di segni esili ma terribili, si popola di mostri e figure imprecise ma minacciose. (...) È evidente che Lo Cascio ci parla di angosce tutte contemporanee, e se questo non fosse chiaro, inserisce anche degli spot televisivi grotteschi, come a dire che a noi moderni non è concesso neppure qualche brivido dionisiaco, svilito anche quello da mode e modelli svuotati ormai di umanità. Ma è la complessità del lavoro scenico, originale e raffinatissimo, a trarre lo spettatore in un vortice di inquietudine, con i disegni di Nicola Console, le scene di Alice Mangano e i suoni di Desideria Rayner, e con un critico di tredici anni, il bravissimo Pietro Rosa, spocchioso e supponente, la cui immagine si muove sulla lavagna, anche lui sbranato mentre cerca di spiegarci l'opera d'arte in una sua lettura arida e univoca».